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  • DonatellaSilvia Rossi

Paideia ... Educare alla Vita....

“Quando avevo cinque anni, mia madre mi ripeteva sempre che la felicità è la chiave della vita. Quando andai a scuola mi domandarono come volessi essere da grande. Io scrissi: felice. Mi dissero che non avevo capito il compito, e io dissi loro che non avevano capito la vita.” J. Lennon

Primo acquelello astratto, W Kandinskij, 1910

Viviamo di occasioni per affinare lo sguardo e acuire l'udito. Paradossalmente sono i tempi critici quelli che custodiscono le risposte di crescita. Le prove della vita ci riconducono a vivere concentrati nel Presente, oltre qualsiasi sentito dire.

Giungono a noi scene che attivano reazioni, in sintonia con il più intimo sentimento per la vita che abbiamo deciso di imprendere.

Eterno ritorno per Nietzsche; corsi e ricorsi storici per Vico: pur mutando i tempi, le dinamiche rimangono le stesse. Semmai diversa è l'esperenzia vissuta secondo coscienza.

Il ritmo non lineare, bensì circolare, denota come si torni a vivere il sentimento della vita secondo variabili ancora da esplorare.

Si accendano i fari sul presente;si accendano gli sguardi sulla memoria. Il senso? Svegliarsi dal torpore; dinamizzare la capacità di convivere e partecipare al senso creativo della vita, secondo i ritmi naturali della vita stessa.

Facciamo un balzo nel V secolo a.C, Ci troviamo ad Atene, dove Pericle proclamava la nascita della Democrazia.

La polis greca necessitava di uno strumento tale da consentire ad ogni cittadino l'esercizio dei diritti e doveri. In tal senso, cittadino significava imparare ad essere parte integrante della comunità di appartenenza. La stessa parola Politica, evidenzia la radice di adesione comunitaria, propria di un preciso spazio di entità geografica, nella condivisione di valori propri dalla stessa.

Furon i sofisti, detti i più sapienti, professionisti del sapere, chiamati ad esaudure i bisogni tecnici del nuovo governo.

La loro funzione fu quella di istruire, insegnare a diventare cittadini modello, secondo un parametro tutto dedito alla necessità di soddisfare principi individualistici e utilitaristici.

Decaduto il senso della Verità, Aletheia, ad Atene premeva rincorrere bisogni connessi alle necessità di vita pratica.

Il cittadino doveva imparare a gestirsi e a difendersi utilizzando le tecniche di persuasione, apprese dagli stessi tecnici del sapere, abili nell'ars oratoria e retorica.

Le tecniche di persuasione non avevano nulla a che fare con la Verità; semmai utilizzavano espedienti di retorica e ars oratoria al fine di convincere un pubblico destinatario.

Tant'è che al dialogo si preferiva il discorso, ovvero un carico di parole che potessero far leva sul convincimento, al di là di qualsiasi verità.

La filosofia, vive di amore per il sapere, ovvero per il valore della Verità a cui sottoporre infinite domande.

Se il tempo dei Sofisti, ovvero di quegli abili pensatori ebbe un senso positivo nell' introdurre il valore della virtù, cioè dell'Aretè, intesa come capacità di acquisire strumenti per meglio vivere; dall'altro, stimolò la reazione di chi intuì il senso di strumentalizzazione del fare filosofia.

A pochi interessava indagare la natura e l'archè originario, da cui far scaturire le manifestazioni di vita; a molti cominciò a interessare la relazione tra polis e esseri umani in qualità di cittadini.

Chi rispose alla spinta di persuasione sosfista, fu il caro Socrate, il quale decise di non opporsi alle accuse che lo condussero alla morte.

Socrate fu uno di quegli uomini che, animato dall'intento del sapere, si trovò a condividere lo scenario della polis greca e a rispondere al senso da lui vissuto.

Generosi furono i complimenti manifestati da Socrate nei riguardi dei Sofisti, ai quali dobbiamo riconoscenza per aver introdotto il senso della educazione in termini di formazione continua dell'indivisuo (paideia). Così come a loro dobbiamo la celebrazione del passaggio ad un tempo tutto rivolto all'essere umano nei suoi rapporti con il mondo della politica.

Tuttavia, per ogni aspetto poitivo se ne rintracciano altrettanti dialetticamente contrari.

La spinta a usare le tecniche di persuasione indusse a perdere il valore dell'essere insieme, ovvero far parte della stessa comunità. Le voci divennero singole, con l'intento di volgere in qualità di professinismo il senso del fare filosofia. Si fece spazio al relativismo fenomenico, culturale e umanistico. Relativismo significa che decadde ogni bisogno di verità, a vantaggio dell'arbitrarietà del punto di vista.

Tutto si ridusse relativo al punto di vista: " l'uomo diventa misura di tutte le cose". Da ciò ne derivò un "necessario decadimento di valori" con cui si smise di osservare e vivere il cosmo armoniosamente.

Socrate propose l'alternativa di recuperare lo sguardo verso se stessi, in termini di viaggio della coscienza attraverso la quale poter esprimere il senso della virtù in relazione al bene comune.

Saggio è chi sa di non sapere. Il saggio è colui che opera scelte di vita pratica ricordando a se stesso di non possedere la verità assoluta. Egli è colui che, spinto da umiltà, ricerca la verità oltre l'apparenza.

Affinchè ciò accadesse, Socrate indica il metodo dell'' ars maieutica (arte di partorire la verità), il cammino di qualsiasi spirito libero desideroso di viaggiare al passo della ricerca della verità.

Chi conosce il bene sa farlo: la conoscenza del bene è atto virtuoso; chi non conosce il bene vive nell'ignoranza, quindi pratica azioni viziose, ben lontane dal bene comune.

Nel cammino educativo (maieutico), l'essere umano interroga se stesso sulla vita, scevro da condizionamenti esterni. Ascolta la voce della proria coscienza...Il filosofo ha il sol compito di stimolare l'atto di partorire la verità, comune a tutti coloro che investono nella vita virtuosa.

"Conosci te stesso", perchè solo tu sai chi sei....vai a fondo alle fonti delle storie, direbbe oggi Socrate. Poni a te stesso domande, che non dipendano dal sentito dire.

Il sentito dire, in veste di strumentoi di persuasione sono oggi i mezzi di comunicazione e le stesse voci politiche. Le voci diventano spesso rumore, fino a stimolare e a provocare sani interrogativi che accendono possibilità di nuov vita.

Paideia, ovvero educazione, traduce tirare fuori il proprio talento e offrirlo a disposizione del bene comune.

Altro è istruire, informare, indottrinare. In tale senso, la scuola è lo spazio per eccellenza che accoglie ogni essere umano nella sua possibilità di essere ciò che è.

La comunità scuola è lo spazio vivo in cui ogni essere umano esercita il diritto di libertà a vantaggio di un mondo migliore.

E' fondamentale lo spazio di crescita; così come è fondamentale adoperare risorse dotate di un sentimento di fiducia verso il valore intrinseco di ogni essere umano.

Il valore di un educatore dipende infatti dalla capacità che avrà di leggere la bellezza e impegnarsi a valorizzare creativamente ill daimon di ogni essere in crescita.

Le basi di tale viaggio passano pe la conoscenza: i saperi con basi solide; quelli che meritano l'investimento del sacrificio e della fatica per giungere al traguardp.

Le forti fondamenta assicurano un viaggo sano, accompagnato dalla semplicità di strumenti e dalla forza della motivazione. La scuola è nata come spazio di riflessione, in cui poter crescere forti e sani."L’educazione è l’arma più potente che si possa usare per cambiare il mondo". Nelson Mandela

Con Amore DonatellaSilvia Rossi


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