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  • DonatellaSilvia Rossi

Diventa chi Sei





"Mi sembrava che l’anima viva dei colori emettesse un richiamo musicale, quando l’inflessibile volontà del pennello strappava loro una parte di vita. Sentivo a volte il chiacchiericcio sommesso dei colori che si mescolavano; era un’esperienza simile a quella che si sarebbe potuta fare nella misteriosa cucina di un alchimista". W.Kandinsky.

Il mito della caverna di Platone ha reso facile la lettura della matrix secondo cui convivono due piani: il piano apparente del divenire e il piano intellegibile, dimora della verità. il prigioniero, una volta liberatosi, segue la luce fino a giungere fuori della caverna e rimanere abbagliato dai raggi del Sole.

Un passaggio necessario per potergli permettere di comprendere la sua intima e reale condizione essenziale. Compresa la veritò, il prigioniero abitante della sua intima condizione di libertà, decide di tornare nella caverna e indicare la via ai suoi compagni.

Oggi, convivono simultaneamente dimensioni tra loro antitetiche, eppue complementari, nel gioco dialettico della vita.

il prigioniero è nella sua stessa caverna, nella condizione di osservare la verità e viverla dal di dentro. Si, perchè questa volta non ha avuto bisogno di uscire in altro mondo: si è fatto giorno nella stessa dimora sotterranea.

Egli ha acceso l'attenzione della sua dimenticata coscienza; il bagliore della sua stessa anima ha reso visibile l'invisibile; la memoria di antichi trascorsi ha brillato dei tanti trascorsi irrisolti.

Allora, quel prigioniero siede immobile, in un frastornato contatto tra sè e sè. Timido l'avvicinarsi a se stesso; sfuggente, lo sguardo punta verso il basso, percè ancora impreparato ad accogliere il dono che si è concesso.

A luce accese, il prigioniero liberatosi, sta iniziando a prendere confidenza con voci dimenticate; sta imparando il linguaggio della libera espressione, trattenuta dalla false credenze e convinzioni dei tempi passati.

Il prigioniero liberatosi sta imparando i primi passi verso se stesso e sa di potercela fare perchè ha scoperto di essere al mondo per diventare fino in fondo ciò che è.

Delle tre metamorfosi, scriveva F. Nietzsche....attraversando il divenire, l'uomo è come un cammello: sulle sue gobbe il peso del dovere; della instancabile fatica che non conosce termine.

Quel cammello diventerà Leone: -Io Posso, è il suo imperativo; la forza il suo valore

Eppure non è abbastanza...Il voglio, è la voce "dell' oltreuomo" che, come un vivace bambino, danza e danza, nel qui e ora, mosso dalla volontà di potenza.

Il prigioniero liberatosi, sta educando se stesso ad accettare il crollo di ogni certezza esterna! "Dio è morto",ovvero, muoiono le favole metafisiche e le finte certezze usate per convincere, manipolare, usare l'essere umano.

Supera se stessi, questo è l'essere umano che ricorda di essere spirito libero! Allora,il prigioniero liberatosi, comincerà a muovere passi e a creare nuova vita. Educando se stesso alla vita, deciderà di abitare ogni luogo in cui poter essere ciò che E'.



"La nostra anima si sta risvegliando da un lungo periodo di materialismo, e racchiude in sé i germi di quella disperazione che nasce dalla mancanza di una fede, di uno scopo, di una meta… L’anima si sta svegliando, ma si sente ancora in preda all’incubo. Intravede solo una debole luce, come un punto in un immenso cerchio nero". W. Kandinskj

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